
da "Il Canzoniere - La disputa di Follia e di Amore"
IN QUESTO ARTICOLO:
Premessa in Controcopertina de Il Canzoniere
Brano tratto dalla Introduzione di Enzo Giudici a Il Canzoniere
Sonetti con traduzione a fronte
Alcuni giudizi su Il Canzoniere
In occasione del quarto centenario dalla pubblicazione degli scritti di Louise Labé, Enzo Giudici dà alle stampe la prima traduzione italiana di tutte le opere della poetessa di Lione (v. in Lettere di Mario Luzi a Giacinto Spagnoletti, pag. 230), precedute da un proprio studio scientifico sui tempi e sulle vicende biografiche di questo personaggio, attorno al quale “la leggenda ha creato un alone di fascino e di mistero” (v. Controcopertina de “Il Canzoniere”).La lunga Introduzione(di cui é qui riportato soltanto un brevissimo brano), sostanziosa ed articolata al punto da poter essere considerata un lavoro a sé stante; l’intenzione esplicita di fornire al lettore elementi validi per una corretta collocazione dell’opera della Belle Cordiére nel contesto in cui ella visse e scrisse; la scelta felice (e coraggiosa), di utilizzare la forma poetica dei versi per tradurne i Sonetti al fine di non snaturarne l'essenza e l’armonia; tutti questi elementi costituiscono l’esemplificazione di quel rigoroso metodo di studio di tipo storicista che fu fin dall'inizio alla base delle opere di Enzo Giudici, metodo da egli stesso definito “critica sistematica"; tali elementi al tempo stesso dimostrano – da parte dell’autore - una profonda conoscenza filologica unita ad una straordinaria sensibilità poetica, come la critica ebbe a riconoscergli.
Enzo Giudici divenne poi uno dei maggiori esperti di fama internazionale sul Rinascimento francese e sull'école lyonnaise in particolare. Sulla sola Louise Labé pubblicò negli anni a venire almeno 24 opere, tra le quali quella che viene considerata la prima vera edizione critica in senso stretto delle Œuvres complètes della Dame au Luth, vale a dire la prima basata su studi e ricerche validate da un serio rigore scientifico (v. brano della Bellenger alla fine dell'articolo).
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Premessa in controcopertina de Il Canzoniere (in Collana di testi, saggi e monografie diretta da Giacinto Spagnoletti)

A cura di Enzo Giudici
"L’opera di Louise Labé, la Belle Cordière di Lione, è quanto mai esile: tre elegie, ventiquattro sonetti e una Disputa di Follia e di Amore, in prosa. Prosa tanto arguta e vivace quanto appassionato ed intenso è il breve canzoniere d'amore, la cui poesia resta del tutto nuova anche per quanti abbiano familiari le più alte espressioni della lirica femminile, dalla provenzale Contessa di Dia alla padovana Gaspara Stampa. Ed è a questi versi, « Les plus beaux vers passionnés du monde » (Faguet) che deve soprattutto, presso il grande pubblico, la sua fama Louise Labé; e vi è in essi tanta umana sincerità che ben si giustifica l'entusiasmo di quei poeti che, come la Desbordes-Valmore e Aragon, si ispirarono alla poetessa lionese, e l'attenzione di quei critici che vedono nella sua arte un momento essenziale del Rinascimento francese, nei suoi preludi e nelle sue cadenze. Presentare per la prima volta al pubblico italiano un'opera cosi viva e seducente assume particolare valore nella ricorrenza del quarto centenario della pubblicazione degli scritti della Labé; ma egualmente importante era mettere in luce, nel suo complesso, mediante un accurato studio dei tempi e delle vicende biografiche. tutta la personalità di questo spirito d'eccezione intorno a cui la leggenda ha creato un alone di fascino e di mistero."
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Dalle molli e fulgide cadenze del Rinascimento francese parla a noi con sincerità cristallina la voce di Louise Labé, la cui figura splende già da tempo, e di luce sempre più viva. nel quadro di un'epoca che le ricerche degli studiosi, vieppiù intensificatesi nell'ultimo secolo, ci presentano ormai con ricchezza di particolari.
Ci fu un tempo in cui, anche in Italia, gli studenti esistenzialisti amavano andare a passeggio con il libro di Louise Labé sotto il braccio, non d'altro curandosi che di assaporarne versi e prosa, senza alcun ausilio culturale; ma assai più di questo dialogo, limitato all'hic et nunc, ci sembra che valga a penetrare il carattere e il valore della Belle Cordiére de Lyon un'indagine accurata che non astragga dai suoi tempi, ma ve la richiami dentro e cerchi di spiegar l'una dimensione con l'altra. La figura di Louise Labé, infatti, pur essendo pienamente originale, è l'espressione pura dell’epoca, in ciò che questa ha di più duraturo e perciò di più genuino; non deriva supinamente dai tempi, ma spontaneamente contribuisce a costituirli: e questo può spiegare la coesistenza in lei di due aspetti apparentemente discordanti: una specie di splendido isolamento, da un lato, e un perfetto aggiornamento dall'altro. È ai suoi tempi, perciò (anche se in questa introduzione nessun esame profondo può esser tentato), che si deve riportare ogni studio della personalità di Louise; perché è con le varie modulazioni della Renaissance che si accorda intimamente la sua opera, al modo stesso - vorremmo dire - con cui la poetessa accompagnava i versi suoi e d'altri con il liuto. [...]
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Sonnet II O beaus yeus bruns, ô regars destournez, O chaus soupirs, ô larmes espandues, O noires nuits vaìnement atendues, O iours luisans vaìnement retournez: O tristes pleins, ô desirs obstinez, O tems perdu, ô peines despendues, O mile morts en mile rets tendues, O pire maus contre moy destinez. O ris, ô front, cheueus, bras, mains et doits: O lut pleintif, viole, archet et vois: Tant de flambeaus pour ardre une femmelle! De toy me plein, que tant de feus portant, En tant d'endrois d'iceus mon coeur tatant, N'en est sur toy volé quelque estincelle. | Sonetto II O neri occhi, o fuggitivi sguardi, O sparsi pianti, o sospiri infocati, O notturni silenzi invan bramati, O vane aurore rïapparse tardi: O lamenti, o desiri ognor gagliardi, O effuse pene, o giorni consumati, O continuo morire in mille agguati, O per me pronti ben più crudi dardi. O riso, o fronte, o braccia, o mani e dita: O liuto, o viola che a pianger m'invita: Perchè donna ne bruci, ahi qual favilla! Di te mi dolgo, che in tanto disìo D'arder con mille faci il petto mio, Non sia su te volata una scintilla. |
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Sonnnet III O longs desir, O esperances vaines, Tristes soupris et larmes coutumieres A engendrer de moy maintes riuieres, Dont mes deus yeus sont sources et fontaines: O cruautez, O durtez inhumaines, Piteus regars des celestes lumieres: Du coeur transi O passions premieres, Estimez vous croitre encore mes peines? Qu'encor Amour sur moy son arc essaie, ' Que nouueaus feus me gette et nouueaus dars: Qu'il se despite, et pis qu'il pourra face: Car ie suis tant nauree en toutes pars, Que plus en moy une nouuelle plaie, Pour m'empirer ne pourroit trouuer place. | Sonetto III Mio lungo amore, mie speranze vane, Mesti sospiri e lacrime che tanto Fate nascer da me rivo di pianto Di cui son gli occhi e sorgenti e fontane; O crudeltà, O asprezze non umane, Sguardi pietosi di celesti luci, Dell'agghiacciato cuor fiamme lontane, Volete ancor che il dolore mi bruci? Ancor su me ténda Amore pur l'arco, Altri fuochi mi scagli ed altri strali E a spiegar tutta l'ira sua si provi: Già colpita son io da tanti mali Che nel mio corpo ormai un solo varco Per più ferirmi non sarà ch'ei trovi. |
Sonnet XII Lut, compagnon de ma calamité, De mes soupirs témoin irreprochable, De mes ennuis controlleur veritable, Tu as souuent auec moy lamenté: Et tant le pleur piteus t'a molesté, Que commençant quelque son delectable, Tu le rendois tout soudein lamentable, Feignant le ton que plein auoit chanté. Et si te veus efforcer au contraire, Tu te destens et si me contreins taire: Mais me voyant tendrement soupirer, Donnant faueur à ma tant triste pleinte: En mes ennuis me plaire suis contreinte, Et d'un dous mal douce fin esperer. | Sonetto XII Liuto, conforto alla pena mia dura, Del sospirar testimon veritiero, Del lungo tedio mio specchio sincero, Spesso hai pianto con me la mia sventura. E sì quel pianto ha oppresso tua natura Che s'io dir volli un canto messaggero Di fresca gioia, al duol. in cui già ero Prontamente il piegava ogni tua cura, E se voglio da te l'opposto avere, Tu vieni meno e mi sforzi a tacere; Ma vedendomi tanto sospirare, Cosi soavi canti quei lamenti Che ad amar son costretta i miei tormenti E a dolce pena egual fine sperare. |
Sonnet XIII Oh si i'estois en ce beau sein rauie De celui là pour lequel vois mourant: Si auec lui viure le demeurant De mes cours iours ne m'empeschoit enuie: Si m'acollant me disoit, chere Amie, Contentons nous l'un l'autre, s'asseurant Que ia tempeste, Euripe, ne Courant Ne nous pourra desioindre en notre vie: Si de mes bras le tenant acollé, Comme du Lierre est l'arbre encercelé, La mort venoit, de mon aise enuieuse: Lors que souef plus il me baiseroit, Et mon esprit sur ses leures fuiroit, Bien ie mourrois, plus que viuante, heureuse. | Sonetto XIII Oh, se foss'io nel dolce sen rapita Di colui per il qual vivo morente, E non vietasse invidia il rimanente Breve mio tempo viver seco unita; Se mi stringesse, sussurrando: Amica, Godiamo insieme ormai, chè veramente Né tempesta né Euripo né corrente Potran mai disunirci in questa vita; Se, con le braccia tenendolo avvinto, Come dall'edera è l'albero cinto, Gelosa del mio ben, giungesse Morte, Allor che con più amore ei mi baciasse E sul suo labbro il mio cuor si involasse, Più che se viva avrei felice sorte. |
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Piero Raimondi
(Corriere della Liguria, 23 marzo 1957)---------------------------------------
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Alta Lind Cook
(Bibliothèque d'Humanisme et Renaissance,1956, PP. 407-410)---------------------------------------
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Solange Chabot
(Les Lettres Françaises, 8 mars I956)---------------------------------------
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La somme des travaux du professeur Enzo Giudici consacrés à la poésie lyonnais du XVI siècle est impressionnante. Ses quatre dernières. contributions en particulier * (je parle ici, il va sans dire, de volumes et non d'articles) s'échelonnent de 1976 à 1981 et présentent un intéret et une utilité capitale. Elles portent sur les deux plus grands poètes de Lyon au milieu du XVI siècle, c'est-à-dire aussi deux des plus grands poètes français: Maurice Scève et Louise Labé. Pour l'un et pour I'autre, Enzo Giudici nous offre deux éditions critiques qui manquaient cruellement aux chercheurs et aux simples amateurs lettrés: le Microcosme de Scève et, de la belle Louise, les Œuvres complètes. D'autre part, avec la précision et l'ampleur érudite qui caractérisent toutes ses recherches, l'A. accompagne ces deux publications de deux études complémentaires […]
Quelques années après avoir ainsi enrichi les études scéviennes, Enzo Giudici offrait une contribution de la meme qualité à tous ceux qu'intéresse l'œuvre de Louise Labé. Aussi invraisemblable que cela paraisse, en effet, cette édition des Œuvres complètes établie et commentée par Enzo Giudici est la première édition critique des œuvres de la Belle Cordière! Jusqu'alors, des anthologies ou des éditions partieiles, quelques éditions plus ou moins complètes, non critiques et difficiles d'accès, étaient les seules où l'on pouvait lire ces textes, et il est inutile de dire qu'il ne s'agissait en aucun cas d'éditions scientifiques. […]
Yvonne Bellenger
Studi francesi n. 79 - gennaio-aprile 1983 – pp. 67-71Rosenberg & Sellier Editori in Torino
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*Enzo Giudici: éditions critiques du Microcosme de Maurice Scève(Garigliano-Vrin, Cassino-Paris, 1976, pp. 481) et des Œuvres complètes de Louise Labé, Genève, Droz (« Textes litteraires français» 292), 1981, pp. 256).
Maurice Scève traduttore e narratore, Garigliano, Cassino, 1978, pp. 155.
Louise Labé. Essai, Roma-Paris, Edizioni dell'Ateneo-Nizet (« Nuovi Saggi >P 78), 1981, pp.103).